Essere felici a Londra

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Tra i vari "metodi per avvicinarsi alla felicità" avevo citato anche il "darsi un obiettivo".... avere qualcosa verso cui focalizzare la nostra attenzione nei momenti meno brillanti può essere una motivazione a superarli più facilmente. La mia "cosa bella a cui puntare" per l'ultimo mesetto è stato un mini-viaggio a Londra: la promessa di una pausa di relax a distrarmi dalla noia del quotidiano. I preparativi, studiare l'itinerario, raccogliere consigli, decidere i dettagli: non dico che la preparazione sia bella quanto il viaggio stesso, ma ci permette di iniziare a sognare con largo anticipo!

Per questa capatina di quasi quattro giorni in terra anglosassone non mi ero data grandi itinerari ferrei, non mi ero messa molti problemi: avevo studiato un paio di percorsi, qualche cosa da vedere, ma senza lo stress del turismo forzato (in effetti non era poi la prima volta che mi trovavo a Londra, un po' di mete "turistiche" le avevo già depennate in passato!). Non era un programma rigido:potevo cambiare idea di minuto in minuto, aggiungere ed eliminare, decidere cosa fare in base al tempo (atmosferico) e alla stanchezza - non era un tour de force ma una vacanza! Avendo poi scelto di partire da sola (ok, mi ero organizzata in maniera tale da cenare con delle amiche due sere, ma per tutto il resto del tempo ero sempre da sola!) era anche un test: com'è viaggiare in solitaria? Una cosa che rifarei?

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Complice un ritardo al check-in in albergo, il primo giorno ho vagabondato di negozio in negozio, in negozio, in negozio... e visto che un girettino di shopping l'avevo messo in conto, perchè non farlo come prima cosa? Inoltre c'è da dire che ho dovuto fiondarmi da Primark per comprare un cardigan più leggero dei maglioni che mi ero portata (la settimana prima nevicava, io mi sono trovata con un caldo che neanche in Italia!), e da lì a visitare anche qualche department store (da Selfridges ho comprato il mio primo rossetto Illamasqua, yay!), qualche drugstore... insomma, momento shopping: fatto! Dopo un passaggio al volo in albergo per lasciar giù le cose, mi sono concessa una cena rilassante in un locale messicano (perché un pub era troppo scontato... no, solo perchè  ci sono passata davanti e mi ispirava!) ed una passeggiata tranquilla di ritorno al mio albergo: servivano le energie per il giorno dopo!

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Il secondo giorno in effetti avevo un piano di battaglia: grazie ad una mia collega che era stata a Londra un paio di settimane prima, avevo scoperto un palazzo dove poter andare a godere di una vista dal 35°piano sulla city: altro che London Eye, questo faceva al caso mio! Tecnicamente si può prenotare, ma io non  avevo fatto in tempo: comunque sono andata al mattino presto e sono salita tranquillamente - non c'è niente da pagare, solo un pochino di coda.  Allo Sky Garden si può semplicemente ammirare la vista, oppure ci sono anche un bar ed un ristorante... ma siccome erano le 10 scarse di mattina mi sono limitata a fotografare il panorama, la terrazza, la serra che si attraversa... e sono scesa di nuovo al livello del suolo  per continuare la mia esplorazione!

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Tornata a terra, ho iniziato la mia passeggiata che alla fine ho mappato su Google Maps -  scoprendo aver camminato per più di 10 km nel corso della giornata! Praticamente il mio obiettivo era fare un giro - dalla Torre di Londra attraverso il Tower Bridge poi risalire verso Westminter attraversando tutta la zona a sud del Tamigi - il Southbank - una zona nuova che io non avevo ancora visto. Mi sono davvero goduta questa lunga camminata - il tempo era meraviglioso, l'atmosfera festosa e rilassante, e si stava incredibilmente bene. Strada facendo mi sono anche imbattuta in un mercato di banchetti di street food etnici: perfetto per pranzo!

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Continuando a risalire il Tamigi ho visto giocolieri, giostre, poeti a noleggio, skate parks, bancarelle di libri, soffiatori di bolle di sapone... c'era di tutto per divertirsi, rilassarsi, godersi una pausa serena anche nel bel mezzo di una giornata metropolitana. Insomma, in pratica ho adorato questa passeggiata e tutta questa zona!

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Quando sono arrivata al London Eye non ero nemmeno invogliata a salirci: la vista dall'alto me l'ero già goduta, e non avevo biglietti da fare o file da sopportare! Ho tirato dritto ben contenta, perchè avevo un'altra meta:

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Cercando su internet avevo scoperto un tunnel completamente dedicato ai graffiti che doveva trovarsi dietro l'angolo, e volevo andare a cercarlo. In effetti è vicinissimo: all'inizio c'è un autolavaggio e ti sembra di entrare nel posto sbagliato poi in realtà è quello giusto -  e ci avrei passato i secoli a fotografare ogni angolo. Tutte le pareti, persino i soffitti, ogni angolo era ricorperto di disegni in mille stili diversi; c'erano anche diversi graffitari al lavoro: un posto in continua evoluzione, insomma.

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A quel punto mi sono unita al flusso dei turisti che attraversavano il ponte per arrivare al Big Ben e a Westminster:

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... e da lì ho continuato a camminare, camminar,e camminare, finchè non mi sono ritrovata quasi in zona del mio albergo - mi son guardata bene dal passarci, perchè a quel punto la stanchezza iniziava a farsi sentire e avrei potuto cedere al fascino del cuscino - ma no! Avevo un appuntamento per cena, per cui ho continuato a camminare (forse fermandomi in qualche negozio a comprare acqua, bibite, acqua, smalti, acqua... ho già detto acqua? Ho speso un capitale per non morire disidratata!) e piano piano mi sono ritrovata di nuovo a S.Paul, e da lì attraverso il Millennium Bridge pronta ad incontrare Alessandra ed il suo fidanzato.

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Dopo la cena messicana di ieri ed  il pranzo egiziano... finalmente cena inglese! Steak&Ale Pie con verdure, patate e gravy... buona! Dopo un po' di chiacchere confesso di aver ceduto alla stanchezza: una nuova passeggiata fino a S.Paul - ma lì ho invocato la mia santa app dei bus londinesi per trovare un mezzo che mi portasse in zona albergo, perchè i 10 e passa chilometri iniziavano a farsi sentire nelle gambe!

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Sabato avevo un'idea vaga di cosa fare, ma di sicuro iniziava con un giro in quel di Camden. Sempre affidandomi agli autobus (perchè chiudersi in metrò se ci si può guardare in giro in autobus?) sono facilmente arrivata in zona, e ho iniziato a girovagare tra mercatini e bancarelle, facciate decorate ed artisti vari.

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Ci credereste che non ho comprato assolutamente nulla? Sarà un po' la sindrome da bagaglio a mano, ma sono stata brava e giudiziosa: è anche vero però che questa scarsa propensione ad ulteriore shopping ha di molto abbreviato il mio giro: mi sono trovata a vagabondare in cerca del prossimo percorso decisamente prima del previsto. In realtà credo sia stato un bene, perchè il percorso successivo mi ha richiesto decisamente più di quanto avessi messo in conto:

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Dal Camden Lock proprio si scende all'inizio del Regent Canal - e a fianco dell'acqua c'è questa passeggiata lunghissima, un marciapiede dove c'è gente che passeggia e che corre mentre nel canale scorrono le barche che portano anche i turisti: è bello, animato ma non caotico, e tra angoli immersi nel verde, ponti e panchine ci si può davvero rilassare camminando.

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Ad un certo punto l'infinita passeggiata attraversa anche un ormeggio di barche tutte decorate, con dei micro-giardini al di là del marciapiede spesso attrezzati con tavolini e sedie a formare delle micro-zone relax decorate.  Alla fine, dopo un percorso che ha iniziato a sembrarmi infinito, sono arrivata a Little Venice e lì mi sono arresa: ho cercato di orientarmi (ho dovuto chiedere indicazioni ad uno spazzino che passava perchè non riuscivo a capire la direzione giusta!) e mi sono incamminata fino a trovare l'ingresso di Hyde Park.

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Quando ero stata a Londra l'ultima volta ero rimasta forse molto più colpita dai parchi della città perchè all'epoca dietro casa mia ancora non era così ben formato e strutturato il Parco Nord Milano - una superficie gigantesca che non ho ancora pienamente finito di esplorare. Sarà per questo che a questo giro non sono rimata così tanto colpita - belli sì, eh... ma non ho detto "se solo noi avessimo qualcosa di simile!" perchè tutto sommato ce l'abbiamo. Obbligatorio comunque il passaggio dalla statua di Peter Pan, e lo sguardo attonito davanti ai bambini in costume a sguazzare nelle fontane del memoriale della principessa Diana... okay che era caldo, ma non così tanto!! Attraversato il parco mi sono concessa il pranzo (orientale) e un giretto da Harrods - che non mi ha poi detto un granchè ma serviva per ammazzare un pochino di tempo prima di tornare a Holborn per incontrare un'altra amica.

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Covent Garden è una di quelle immagini che mi si erano stampate nella memoria dalla mia prima visita ai tempi del liceo - nello specifico la scena in cui noi italiani rabbrividivamo di fronte ai panini formaggio&margarina dei nostri packed lunch e ci scambiavamo dolcetti di contrabbando per mettere a tacere gli stomaci infelici appoggiati alla ringhiera che dà sulla corte inferiore -  e devo dire che ritrovarlo esattamente come lo ricordavo fa un certo effetto. Con Federica poi, dopo una patata al forno deliziosa condita con quintali di bacon e formaggio - siamo andate un po' in giro tra quartiere cinese, Piccadilly, Leicester Square...

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Avevo per un attimo considerato di passare la serata al cinema, ma avevo mancato l'inizio della prima proiezione, e mancava troppo alla successiva: ottimo motivo per tornare verso l'hotel, passando da Superdrug per comprare ancora un po' d'acqua aromatizzata al lampone. Ehi, ho detto che continuavo ad avere sete! Il giorno dopo era già il giorno della ripartenza: ottimo motivo per giocare a tetris con la valigia (sarà vero che arrotolando i vestiti occupano meno che piegandoli in maniera tradizionale?).

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Domenica mattina ho fatto qualcosa di forse ancora meno turistico del solito: sono andara a visitare un mercato dei fiori, per perdermi tra colori e profumi. Non era in una zona bella e centrale (il mio albergo sarà stato un buco, ma almeno aveva un'ottima posizione - praticamente all'angolo di New Oxford Street) ma è anche interessante uscire dalle zone super turistiche esplorando anche zone più periferiche, e più normali. Perchè diciamolo: tutte le città hanno delle zone un po' meno belle, ed anche queste possono riflettere lo spirito della metropoli. Per cui ci sta anche di uscire un po' dal seminato, e calarsi in una realtà più semplice e quotidiana.

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Crddo di aver fatto milioni di foto ai fiori, perchè c'erano dei banchetti meravigliosi straripanti di colori; esauriti i banchetti, sono riuscita a infilare una nuova, lunga camminata fino alla metrò più vicina (ebbene sì: anche oggi alla fine un metrò l'ho preso) che mi ha portato fino a Victoria Station. Ero parecchio in anticipo per l'orario in cui avevo immaginato di prendere il Gatwick Express, ma ero anche esausta. Ho optato per il pranzo, pensando poi magari di andare a sdraiarmi un po' in Green Park... ma alla fine ha vinto una poltroncina di Starbucks accompagnata da un libro. Poi treno, aeroporto, cena, aereo... e la vacanza in solitaria è già finita!

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Qui  ho messo qualche foto perché ne ho fatte (il conto di facebook mi dice) più di 400... Se volete vederle tutte, sono in questo e questo album, oppure ne ho fatta una piccola selezione in questo  slideshow in video su Youtube:

To be Happy



 "La felicità, cercatela tutti i giorni continuamente, anzi, chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità. Ora, in questo momento stesso, perché è lì, ce l'avete, ce l'abbiamo. L'hanno data a tutti noi, ce l'hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l'hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che l'abbiamo nascosto […] e molti di noi l'hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l'hanno messo, ma ce l'abbiamo, ce l'avete! […] dobbiamo pensarci sempre alla felicità e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all'ultimo giorno della nostra vita.”

Rubo questa quote di Roberto Benigni da un post della mia amica Sophia perchè era a dir poco perfetto per il momento che sto attraversando: mi pare che nel passato mi sia dimenticata un po' di dedicarmi alla mia felicità, e questa si è nascosta in un angoletto e fatica a farsi vedere - ma io la sto cercando!
Chiedersi come fare a diventare felici su Google regala una serie lunghissima di risultati - questo per me è il segno che questa ricerca della felicità è un tema sentito. Specialmente in una società moderna  dove le necessità di base sono soddisfatte, si arriva a porsi il problema di bisogni superiori: non basta vivere o sopravvivere, ma si vuole anche essere felici e vivere bene i giorni che abbiamo. Come ho già detto, una svolta positiva di questo genere è proprio il percorso che io - pessimista cronica , arrabbiata e rattristata - sto sto cercando. Voglio essere (più) felice.
Sono andata quindi a spulciare tra tanti siti che predicavano un numero variabile di passi e metodi  verso la felicità, ed ho cercato di capire quali potrei fare miei.



Una delle prime cosè che viene sempre citata è l'importanza del prendersi cura di sè -  in realtà secondo me già imbarcarsi su questo percorso vuol dire prendersi cura di sè, ma in genere si parla di prendersi cura di fisico e mente - ripulire la dieta, fare attività fisica, coccolarsi  un po' con qualche trattamento ad hoc; adesso, io non so se questo può farmi felice, ma sicuramente essere più attiva, sentirmi meglio fisicamente non può che far bene!
Io ci sto provando, perchè mi rendo conto che stare meglio, avere più energie, staccarsi dal divano o dalla scrivania non può che farmi bene. Per cui sì all'attività fisica (ehi, chi rifiuterebbe un po' di positive endorfine?), sì a una dieta più sana, sì a una routine di cura del corpo e del viso più precisa e meno pigra (che gli anni passano, e lo specchio lo sa). Non so se tutto questo mi aiuterà a diventare più felice, ma sicuramente mi farà più sana, e più consapevole nel volermi bene e nel prendermi cura di me stessa: solo cose positive, insomma!




Nei momenti "bui" credo che l'outlook sul mondo sia fondamentalmente di due tipi: o non c'è perchè ci si richiude a riccio su sè stessi per evitare tutto e tutti, oppure è catastrofico e negativo - tutto ci viene contro, tutto va male. In uno di questi momenti un po' neri tempo fa iniziai il progetto #100happydays - una challenge fotografica in cui ogni giorno dovevo trovare almeno una cosa, grande o piccola, che mi avesse fatto felice. Sembra una cosa sciocca, ma mi ha aiutato moltissimo: mi ha ricordato di guardarmi attorno trovando il meglio in ciò che mi circonda - perchè il bicchiere può essere mezzo pieno, anzichè mezzo vuoto. Questo reset mentale - in cui ci si guarda attorno cercando le cose positive - sembra rubato al cartone animato di Pollyanna, ma funziona! Magari all'inizio si fa fatica, ma poi diventa naturale e ci si trova ad apprezzare di più quello che ci circonda - e le giornate diventano più piacevoli. Dopotutto la felicità deve essere il mood del nostro viaggio, non solo un innarrivabile traguardo: quindi ogni piccola cosa contribuisce a crearla.





Smettere di fare paragoni che possono solo giocare a nostro sfavore: nella società esibizionista in cui viviamo non è facile, ma forse è l'unico modo di sopravvivere indenni. E non voglio pensare ai personaggi famosi con stili di vita inarrivabili: hey, non sono qui a paragonarmi ad un miliardario o ad una modella di Victoria's Secret. Io penso ora ai piccoli paragoni quotidiani - con amici, conoscenti, parenti. Non voglio paragonarmi e non voglio invidiare quello che non ho, o che ho in modo diverso. Non voglio un'aura di negatività - non voglio pensare "perchè lei sì e io no?" - ma voglio essere felice per me, e per le persone a cui voglio bene. E se proprio proprio il paragone salta fuori, deve essere fonte di ispirazione: come fare ad ottenere qualcosa che vorrei?  Darmi un goal, esprimere un desiderio anzichè rimuginare su quello che non ho: sicuramente è un modo di vedere la stessa cosa più utile e positivo!




Se penso ai momenti un po' neri (ehi, se non ce ne fossero stati non sarei qui a chiedermi come essere più felice, no?) una delle cose che faccio sempre - e sbaglio sapendo di sbagliare - è quella di chiudermi a riccio ed isolarmi dal mondo. Non ho voglia di parlare, non ho voglia di cercare nessuno, e se da un lato spero che qualcuno si accorga del mio malessere e mi cerchi - poi ci resto male perchè sono così isolata e nascosta che nessuno potrebbe farlo e dunque non lo fa. Insomma: la reazione peggiora il problema anzichè risolverlo. Quindi la mia ricetta per la felicità non può che includere un mantra: restare in contatto con gli altri. Non fuggire, non scomparire, ma chiamare le amiche quando sono giù e avrei bisogno di non stare da sola a rimuginare: chiedendo aiuto, sostegno, compagnia. Ci sono persone che mi vogliono bene, e anche se quando vedo tutto nero tendo a scordarmelo, sono sicura che risponderebbero al mio richiamo.


Allo stesso modo, così come io vorrei essere cercata e incoraggiata quando la giornataccia è proprio storta, così voglio farlo io per gli altri. Ricordarmi di mandare un messaggio all'amica che affronta una giornata difficile. Farmi raccontare le news da quella che non vedo da tempo. Organizzare qualcosa senza aspettare che qualcuno me lo proponga: non per tirar fuori paragoni fuori luogo, ma voglio fare per gli altri quello che vorrei loro facessero per me.
Non devono essere cose eclatanti: certo, è importante esserci quando serve davvero, ma voglio pensare a quanto possa essere positivo esserci anche in piccoli, random acts of kindness. Quelle piccole gentilezze che poi regalano il sorriso sia a chi le riceve che a chi le fa - un piccolo regalo, una cortesia in più, un gesto di aiuto che arriva prima di essere richiesto, segno che siamo attente alle necessità e alla vita di chi ci circonda: far star bene gli altri fa star bene anche noi.



In linea di massima quello che è passato è passato, e restare ancorati a vecchi dissapori non serve a niente. Vedo fin troppo astio tutto intorno a me, tante persone rancorose che secondo me si fanno il sangue amaro in maniera assolutamente inutile. Salvo casi particolari (okay, un caso particolare. Che non perdono. Non se ne parla proprio, non ne voglio sapere e mi auguro solo di non incrociare mai più questa persona.) ho imparato a lasciarmi certe cose alle spalle, a non far macerare i vecchi dissapori, a non star male per cose passate che non hanno più influsso sul mio quotidiano. Ci metto una pietra sopra e vivo serena, senza più pensarci. Funziona.


Non guardare indietro vuol dire anche guardare avanti: e darsi un obiettivo, un traguardo piccolo o grande che sia è un ottimo modo per stimolarsi positivamente ad affrontare anche le giornate più ostiche. In questo periodo il mio "traguardo" è il mini-viaggio che farò tra una decina di giorni - anche quando le giornate al lavoro sono infernali penso che poi c'è qualcosa di bello che mi aspetta tra poco, e trovo un po' di energia in più. Non devono essere sempre grandi cose - a volte basta pensare al weekend in arrivo, a una cena con gli amici, a una serata solo per me con un libro, a un piccolo regalo che mi voglio fare, a una passeggiata al parco con il mio adorabile cucciolo o ad un'attività che posso intraprendere: va bene tutto quello che mi permette di guardare oltre le difficoltà preparandomi per qualcosa di bello... giuro che funziona! E una volta che l'obiettivo sarà raggiunto? Non mi guardo indietro rimpiangendo che sia già passato, ma ne fisso un'altro!




Una delle cose che che cerco di fare dallo scorso anno è anche aggiungere nuove esperienze ed ampliare i miei orizzonti. Imparare qualcosa di nuovo, visitare nuove città, leggere libri di generi mai considerati, sperimentare nuove ricette... uscire dai propri schemi sembra una buona idea, se gli schemi al momento sono dei confini che limitano la ricerca della felicità.
Vale anche con gli amici: conoscere nuove persone, sperimentare nuove attività... chissà dove si sarà nascosta questa elusiva felicità? Sicuramente l'adrenalina e la soddisfazione di qualcosa di nuovo ci può portare più lontano nella nostra ricerca.





L'ultimo consiglio è forse quello più generico di tutti ma è sicuramente quello di cui ho bisogno: devo sfidare il mio pessimismo, e cercare di non vedere sempre il lato peggiore e più catastrofico di tutto.  Coltivare l'ottimismo non mi viene naturale, ma se ci penso, cosa mi viene di buono a pensare sempre in negativo? Pensare che una cosa andrà male mi tutela dalla delusione di quando questo succede, dicevo sempre. Ma magari pensare che andrà bene mi aiuta a farlo succedere, e basta!
L'ottimista vede le rose e non le loro spine, mentre il pessimista si fissa sulle spine e nemmeno nota le rose: quante cose belle ci si perde facendo così? Non dico che per me sarà facile inseguire questo obiettivo, ma se finora il pessimismo non mi ha aiutato... sono disposta a cambiare strada!



Perchè questo lunghissimo post, mi chiedo? Per lasciare traccia di quello che sto pensando, e per poterlo tornare a rileggere quando ne avrò bisogno. Voglio ricordarmi cosa mi propongo e come spero di arrivarci. Dal primo maggio inoltre ho deciso di ripetere su Instagram la challenge dei #100happydays per stimolarmi in questo percorso: insomma, ce la posso fare a diventare un po' più felice?





Non sono una nail blogger.

Forse lo era Pallino Girl ma io non lo sono più, di questo sono piuttosto convinta.
Non fraintendiamoci: amo i miei smalti e non so vedermi con le unghie nude, non ho certo intenzione di smettere di usarli;  semplicemente non ho più lo stesso entusiasmo (o ossessione) di un tempo, non mi cambio lo smalto ogni giorno e non creo nail art a raffica (anzi, vado avanti giorni e giorni con lo smalto monocolore senza sentirmi a disagio fintanto che è bello e ben applicato!). Ho provato a scrivere qualche post di nail art, swatch di colori... ma li ho cancellati perchè non mi piaceva il risultato: si vedeva secondo me che non ci stavo mettendo il cuore, e li facevo perchè... boh, perchè un tempo mi piaceva farli - ma non era più il momento giusto.


Sul fatto di non essere (e di non essere davvero mai stata) una beauty blogger non ho nessun dubbio.
Avevo aperto un blog in cui pubblicavo più per me che per altri un diario di trucco et similia in un periodo buio in cui cercavo la motivazione per prendermi un po' cura di me, e devo dire che mi è stato d'aiuto. Nutro ancora una pericolosa (per il portafoglio) ossessione per rossetti di ogni forma e genere, ed un colore nuovo può illuminarmi la giornata... ma questo non basta per essere una beauty blogger. Ci sono ragazze bravissime a mostrare colori, trucchi e prodotti che continuo a seguire e consultare nei momenti di shopping, ma  preferisco continuare a leggere più che provare a scrivere, anche perchè diciamolo: non compro abbastanza prodotti per sostenere il volume di post di un blog del genere (rossetti a parte, non riesco ad avere 812 fondotinta, 2600 mascara, ed infinite creme e cremine: la mia faccia - e la mia carta di credito - è una sola!). Di pubblicare comunicati stampa di qualunque argomento, genere e forma non se ne parla neanche, quindi no, non sono nemmeno una beauty blogger.


Una volta capito che non rientravo nelle due nicchie tematica ben distinte di unghie e nails, la domanda che mi sono fatta mentre meditavo di abbandonare l'idea del blog in toto è stata: "ma di cosa potrei parlare, visto che di parlare ho voglia? C'è un tema comune che lega le cose che racconto? Cosa mi interessa in questo momento, cosa è importante per me?

Avevo più o meno fermato i post sul blog per mancanza d'ispirazione, ma mi sono resa conto che lo scrivere, il raccontare (a me, al mondo, a qualcuno e a nessuno) mi mancava. Nel frattempo mi ero anche appassionata ad Instagram (@colorfullittlethings) e ho guardato il mio feed chiedendomi: cosa condivido? C'è un tema comune?


La risposta è stata facile: condivido cose che mi fanno felice.
Che possono essere le foto del mio adorato cagnolino, il mio ultimo rossetto, gli amici in giro per la città, fiori, cibo, quotes, risate... insomma, tutto quello che incontro nel mio percorso alla ricerca di  felicità. Ecco il mio tema!

La cosa che più mi sta a cuore è la ricerca di un equilibrio, di gioia, di piccole cose che fanno sorridere, di amici che sono vicini, di uno sguardo positivo sulla realtà quotidiana. Questo è il viaggio quotidiano che cerco di intraprendere, e che voglio raccontare. Piccoli sprazzi di colore che portano un pochino di felicità nelle mie giornate. Colorful Little Things: mai il nome che ho scelto mesi fa per questo blog mi è sembrato più azzeccato.



Questo non vuol dire che non si vedranno più smalti e rossetti, ehi! Sono ancora capaci di farmi sorridere in una giornata grigia per cui ci saranno, eccome! (Su Instagram -@colorfullittlethings- poi posto moooolte più cose, se volete curiosare) Semplicemente li racconterò in altro modo, incasellandoli assieme alle altre Colorful Little Things che mi fanno sorridere!

Paciugopedia #3.4 - memorie di...

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Io giuro che un ombretto dorato pallido ce l'ho messo, ma niente, la luce e il cellulare hanno deciso di regalarmi un look da "Memorie di una Geisha" tutto rosso, nero e pallore totale. E il bello è che le geishe usano un fondo bianco, mentre io non ne ho bisogno: ho la carnagione di un catarinfrangente! Uhm, se mi va male potrei tentare di diventare un mimo: sai quanto risparmio in solo fondotinta?!

(not fifty) Shades of Purple

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Io amo i rossetti. Oh quanto amo i rossetti! Rosa, fucsia, rossi, vinaccia, berry... sono tutti belli, ma se volete vedermi perdere la testa mettetemi davanti a una serie di viola e io sarò felice (e piena di swatch fino ai gomiti). Potevo non celebrare questa storia d'amore con una serie di lodi ai miei viola del cuore?! E' l'ottima scusa per un post!

Challenging

Io di solito non partecipo ai contest, sia per pigrizia/mancanza di tempo, sia perchè troppi si basano sui like e allora sono contest di popolarità e non di disegno. A metà dicembre però ho deciso di partecipare a una challenge organizzata da Giuliè nailart e La Claire nail art in collaborazione con Imec Nails srl e Color Club cosmetics Italia. Come mai? Avevo voglia di darmi una spintarella verso il disegno (mi stavo abituando anche troppo alle unghie semplicemente smaltate senza decorazioni), e la loro idea mi piaceva.

C'è chi compra magneti come souvenir e chi rossetti: Kat Von D

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Non sarebbe la prima volta che i miei ricordini di viaggio sono cosmetici: i miei primissimi rossetti MAC li presi durante una mini.vacanza a Roma, e anche il mio primo  viaggio a Barcellona è il ricordo a cui penso ogni volta che uso Flat Out Fabulous perchè lì l'ho preso. Succederà lo stesso con Rebel, che mi ha accompagnato a casa quest'anno?

Quando sono stata a Barcellona a dicembre 2014, la domenica il centro commerciale di fianco al mio hotel era chiuso ad eccezione dell'aria ristorazione. Quando ci sono tornata a dicembre 2015 sono rimasta notevolmente sorpresa di trovare tutti i negozi aperti: ero entrata puntando un cappuccino e due ciambelle di Dunkin Donuts, e mi ritrovavo a fissare un espositore di Kat Von D da Sephora: cosa potevo mai fare, se non iniziare a swatchare rossetti?!